Archivio | novembre 2012

Head girl, 17, died weighing just six stone after trying to hide four-year battle with anorexia from her parents

Tratto da  dailymail.co.uk

 

A former head girl died aged 17 after  struggling with anorexia for four years.

Charlotte Seddon, who was described as ‘intelligent, self-assured and popular’, tried to hide the effects of the  illness from her parents.

She only revealed her true  feelings in  her journals, which were discovered after her death, an inquest heard.

Charlotte wrote how she felt trapped in a  cycle of losing weight, exercise, calorie counting, bouts of depression and  purging herself.

The teenager would refuse to have dinner with  her family, claiming she had already eaten, but then would go without  food.

Despite her illness, Charlotte, who had a  twin sister, Abby, won many awards at school, including student of the year  after achieving the best GCSE results of her peers at Shuttleworth College in  Padiham, Lancashire.

In her final year at school she was also head  girl, and was nominated for the Young Burnley Achiever Award for her voluntary  work.

When she died last November, Charlotte  weighed only six stone and had a seriously weakened heart, the inquest heard.

She had been discharged from  an inpatient  clinic only a few  days before.

Her family, who live in Padiham, have urged  other parents to keep an eye  out for signs of the condition in their own  children, such as avoiding  eating and disappearing after meals.

Charlotte’s mother, Corinne, 48, said: ‘They  are very good at hiding it. At the  start you just go along with it because you  don’t want to upset them.’

Her father Stephen, also 48, said his  daughter was highly intelligent and  wanted to go to university and become an  art therapist.

Mr Seddon added: ‘It’s a tragic  loss  for us, it was very sudden and such a shock. We have learned about her condition  from what she left for us to read.’

Her brother Daniel, 23, told the hearing: ‘The condition she had  meant that she believed  herself to be in control  and she would give out those messages to her  family.’

The coroner’s court in Burnley heard  Charlotte developed self-esteem and eating behaviour  problems at 12, and was  treated as an outpatient at a specialist unit.  Last June she became so poorly  that she agreed to be admitted as an  inpatient at The Priory in Altrincham,  Cheshire. She was discharged in  November, but a few days afterwards was found  dead at her home.

Post-mortem tests revealed Charlotte’s heart  weighed only 190g (7oz), and the  muscles round it had been weakened by a lack  of nutrients. A normal  heart weighs around 320g (11oz).

Recording a narrative verdict, coroner  Richard Taylor said: ‘Charlotte’s family  have painted a picture of an  intelligent, self-assured young lady who  was overcome by a terrible  illness.’

 

 

Annabel Norris vittima di bullismo diventa anoressica

Tratto da mondobenessereblog.com

 

 

 

Annabel Norris è una giovane ragazza presa in giro a lungo per via dei suoi capelli rossi; proprio a causa di queste cattiverie gratuite è entrata nel pericoloso tunnel dell’anoressia arrivando a pesare 31 chili.

I problemi per Annabel iniziarono a 13 anni quando a scuola cominciarono a chiamarla “ginger bitch; questa gang di ragazzi però andò oltre. Non contenti cominciarono anche ad inviarle mail con contenuti piuttosto pesanti come frasi del tipo “grassa vacca rossa”.

La giovane divenne talmente ossessionata dai capelli che iniziò a tingerli ogni settimana di un colore sempre diverso; inoltre smise praticamente di mangiare. Il suo pasto quotidiano erano due vasetti di marmellata senza zucchero.

Racconta:

“Mamma lesse le mail e mi portò dal medico che mi diagnosticò l’anoressia. E sono stata ricoverata in ospedale. Dopo quattro mesi di terapia intensiva tornai a pesare 55 chili. Mi fu permesso di tornare a casa ma, appena tornai a scuola, le forme di bullismo verso di me ricominciarono peggio di prima e così tornai alle mie vecchie abitudini di alimentazione.”

In otto mesi tornò a dimagrire moltissimo; trascorse tre mesi in ospedale alimentata solo da flebo. Ora sta bene ed è diventata una parrucchiera ed è contenta dei suoi capelli rossi.

Playboy: omaggio a Marilyn

Sono passati più di cinquant’anni dalla morte di Marilyn Monroe, ma la sua bellezza – al tempo stesso forte e fragile – continua a dominare l’immaginario collettivo. Nel 1953 l’attrice apparve nella prima copertina di Playboy: da allora non ha mai smesso di affascinare il pubblico di tutto il mondo. Quest’anno la rivista ha deciso di celebrarla ancora una volta, dedicandole la copertina del numero di dicembre. In tutti questi anni, dal ’53 in avanti, Marilyn è stata una delle donne che ne hanno permesso la fortuna.

La star morì in circostanze misteriose il 5 agosto del 1962, a soli 36 anni. Fu trovata senza vestiti e con in mano la cornetta del telefono nella stanza da letto della sua casa di Los Angeles. Playboy dedica il suo numero di dicembre alla sua carriera, dai giorni da pinup alle foto che l’hanno immortalata nuda, fino alle immagini scattate poco prima del triste epilogo. Il fondatore della rivista, Hugh Hefner, la ricorda così: “I momenti in cui aveva più controllo (della situazione) erano quelli in cui era nuda. Quella che era una posizione di vulnerabilità per gli altri era una posizione di potere per lei”.

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Una galleria di immagini – The Nude Marilyn – che ricostruisce i due volti della star hollywoodiana, la bomba sexy ma anche la fragile e bellissima Norma Jean.
“Dentro di lei c’erano due persone in lotta fra loro, questo conflitto era evidente e le foto lo mostrano”, spiega Jimmy Jellinek, direttore editoriale di Playboy. Ma soprattutto la galleria di immagini (Playboy le dedico’ la prima di copertina nel ’53) e’ un’omaggio alla “sua bellezza e al suo potere” di seduzione. A partire dallo scatto – firmato da Tom Kelley – che la fece entrare per sempre nell’immaginario erotico mondiale: ricci biondo rame, un letto di velluto rosso e soprattutto il suo nudo conturbante. Una foto risalente al 1949, quando Marilyn decise di fare un calendario perche’ a corto di soldi: il servizio fu pagato solo 50 dollari.
Tra le immagini, anche la sequenza – tratta da un set cinematografico del dicembre 1953 – in cui la diva esce nuda da una piscina, con un primo piano che ne mostra le forme perfette e bagnate. “Aveva il pieno controllo soprattutto quando era nuda”, ricorda al Daily Mail il fondatore di Playboy, Hugh Hefner. “Quella che per altri sarebbe stata una posizione di vulnerabilita’, per lei era potere”. (AGI) .

Bellezza ed estetica: quando l’immagine diventa ossessione

Grimilde, Cleopatra, Dorian Gray, Agrado e anche i Maori: l’elenco di chi rincorre il mito della bellezza e dell’estetica è pressoché infinito. Ma quando bisogna mettere uno stop? Vediamo come il bisogno di sentirsi belli diventa ossessione.

Grimilde: “Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?”.

Specchio: “Bella, tu sei bella oh mia Regina, ma attenta: al mondo una fanciulla c’è, vestita sol di stracci, poverina, ma ahimè, assai più bella è di te!”. Cosa pensò  Grimilde quando lo specchio le rispose che era bella ma non abbastanza? È una delle cose peggiori che una donna possa sentirsi dire. Ma guardatela: quasi 50 anni e ancora perfetta; fronte distesa, sopraciglia perfettamente tatuate, zigomi alti, labbra vermiglie e carnose a suon di botulino, nasino sottile e ciglia da fata. Se non ci fosse stata quella sciacquetta di Biancaneve che a quell’età poteva permettersi ancora un look acqua e sapone, tutti i suoi interventi alla Nip/Tuck non sarebbero stati vani. Altro che mela avvelenata, quella si meritava ben altro!

Bellezza ed estetica non sono solo icone del nostro tempo

Non dobbiamo considerare l’estetica, o meglio, il rincorrere la bellezza a tutti i costi come un frutto del nostro tempo. Cleopatra e Nefertiti  usavano la kohl per creare quegli occhi allungati e seducenti che ci piacciono così tanto; le romane si sbiancavano la pelle e, se andiamo a curiosare in giro per il mondo, notiamo che ogni popolo ha un suo modo di rincorrere la bellezza: in occidente si va dal chirurgo estetico, i Maori si tatuano i famosi Moko intorno alle labbra, le donne Kayan imbrigliano il collo in grandi anelli di metallo e alcune popolazioni etiopi utilizzano come ornamento dischi labiali.

Claude Lévi-Strauss ha evidenziato come la necessità dell’uomo di essere bello sia talmente antica da non poter essere datata. Oscar Wilde, diventato famoso con quella storia di Dorian Gray, diceva che “Non vi è nulla di sano nel culto della bellezza. Esso è troppo stupendo per essere sano”. E aveva ragione. Qui non stiamo parlando di semplici trucchi o un ritocchino al naso tanto per sistemare una gobbetta che proprio non ci va giù. Secondo me non c’è differenza tra una chirurgia estetica sfrenata, un corpo da body builder e un disco labiale che arriva fino a 10 cm di diametro: in tutti i casi la necessità di sentirsi belli, accettati in un gruppo, porta l’uomo a stravolgere in maniera perenne e drastica l’immagine di sé.

Bellezza ed estetica: quando diventano ossessione

C’è un notissimo monologo tratto da Tutto su mia madre di Pedro Almodovar che calza a pennello: “Agrado: Mi chiamano Agrado, perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere gradevole la vita degli altri. Oltre che gradevole sono molto autentica; guardate che corpo: tutto fatto su misura! Occhi a mandorla: ottantamila. Naso: duecento, buttate nell’immondizia perché l’anno dopo me l’hanno ridotto così con un’altra bastonata. Lo so che mi dà personalità, ma se l’avessi saputo, non me lo toccavo. Continuo. Tette: due perché non sono mica un mostro! Settanta ciascuna, ma le ho già super ammortizzate. Silicone in labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sui centomila, perciò fate voi il conto perché io l’ho già perso. Limatura della mandibola: settantacinquemila; depilazione definitiva con il laser, perché le donne vengono dalle scimmie tanto quanto gli uomini: sessantamila a seduta, dipende da quanta barba una ha, normalmente da una a quattro sedute. Però se balli il flamenco ne servono di più, è chiaro. Bene, quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è tanto più autentica, quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa.”

Semplicemente geniale. Agrado sovrappone un ideale di sé con un vissuto di autenticità. Per sentirsi autentici si è pronti a sottoporsi a mille interventi di chirurgia. Io ci andrei piano con questa affermazione. Pur riconoscendo alla chirurgia estetica un grande valore perché aiuta a risolvere problematiche gravi, ho visto come tanti volti si sono trasformati e non per effetto del tempo che passa ma per opera dell’amico bisturi. Ho visto donne belle diventare simili l’una all’altra nella loro artificiosità, modificando continuamente la propria immagine; continuamente cambiano agli occhi del mondo e di loro stesse.

Trasformare il proprio volto, quindi l’immagine con cui ci si presenta nel mondo, secondo me non ha niente a che fare con l’autenticità, piuttosto nasconde patologie e disagi ben più gravi: insoddisfazione, ricerca della perfezione, bisogno di piacere e di piacersi che non si ferma mai. Diventa una sorta di bulimia estetica: si corregge, si gonfia, si  tira qui e là, sperando di mettere a tacere quel vuoto che c’è sotto e che ci rende insoddisfatti di noi stessi. Ma la soddisfazione non si raggiunge mai. È momentanea, è un’illusione: poi ricomincia. Si sposta un malessere dell’anima sul proprio corpo: è più facile addormentarsi e far lavorare un esperto, piuttosto che prendersi la responsabilità della propria vita e lavorare su di sé. Forse se si avesse il coraggio di ascoltarsi meglio, si potrebbe provare a percorrere strade alternative che portino ad essere veramente felici.

Di Marica Fattiroso