La donna della Belle Epoque (fine Ottocento – I Guerra Mondiale)

Gli anni della Belle Epoque coincidono con la nascita del cinema, della radio e dell’automobile: è un’epoca di grande benessere, vissuta all’insegna della spensieratezza e dell’ottimismo, nonostante il mondo si stia preparando al grande conflitto.

Il teatro, il cinema e la fotografia assumono un peso sempre maggiore sulla moda, oltre che su tutto il panorama culturale, poiché diffondono nuovi stili di vita, nuovi modelli estetici e di comportamento, status symbol, tendenze, che si propagano velocemente e in seguito diverranno sempre più popolari.

La donna della Belle Epoque ha una linea sinuosa e slanciata dalla tipica forma ad “S”: vita minuscola, seno spinto innaturalmente in avanti grazie ad un nuovo modello di busto che appiattisce il ventre, evidenzia i fianchi, ingrandisce la schiena e spinge indietro il bacino, arcuando il corpo posteriormente e conferendo alla donna un profilo rigido e sinuoso.

Toulouse-Lautrec, Ballo al Moulin Rouge (1890)

Ad accentuare la figura ad “S” contribuiscono gli abiti, che fasciano i fianchi, aderiscono in vita e si allargano in fondo, mentre i corpini, arricchiti da audaci e profonde scollature, si gonfiano sul decolletè, rendendo omaggio alla femminilità della donna.

Alla diffusione della nuova estetica femminile concorre in misura notevole la pubblicità, con i primi manifesti e le prime immagini commerciali. Esempi famosi sono le ballerine, le cocottes e le signore immortalate nei manifesti di Toulouse Lautrec e di Leonetto Cappiello, icone di un’estetica femminile tipicamente Belle Epoque.

                                                           

Verso la fine dell’Ottocento, nel clima culturale del Decadentismo, nasce il mito della femme fatale, affascinante, altera e sensuale. I canoni estetici della donna fatale non sono rigidi: di solito ha occhi e capelli nerissimi, corpo sinuoso, labbra carnose, sguardo magnetico; le sue caratteristiche primarie e distintive sono la straordinaria bellezza, vistosa e aggressiva, ed il grande potere seduttivo. La femme fatale è la grande seduttrice, perversa, crudele e spregiudicata, la personificazione stessa della sessualità, l’emblema dell’amore carnale, della passione e dell’istinto.

 Per indicare questa figura di donna dal fascino ammaliatore, spregiudicata e predatrice, il cinema americano conia il termine “vamp”. Il primo stereotipo di femme fatale è l’ attrice hollywoodiana del cinema muto Theda Bara.

La femme fatale è la protagonista dell’iconografia dell’età del Decadentismo.

Il pittore austriaco Klimt rende omaggio a questa figura di donna, sensuale e distruttiva, nei suoi capolavori “Giuditta I” (1901) e “Giuditta II” (1909): entrambe donne fatali, dotate di una grande carica erotica, e connotate dal volto enigmatico, lo sguardo inquietante, la pelle bianchissima e la capigliatura lunga e corvina.

 

                             

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