La bellezza costruita

“Un tempo avevamo l’elisir di giovinezza, oggi la chirurgia plastica. Come dire che l’uomo è sempre all’inseguimento di sogni regolarmente fallimentari”. ( Paolo Manetti)

 

La dipendenza dallo specchio è diventata ormai per molte giovani donne una sofferenza con cui fare i conti giornalmente. Nella società odierna, in cui l’apparire è sempre più importante e le immagini hanno più potere delle parole, la bellezza è un imperativo, una lotta quotidiana di enormi proporzioni tra l’essere e l’apparire, tra corpi reali e corpi idealizzati. E’ essenziale essere belle, belle come le dive del piccolo schermo, come le modelle, perfette e sempre più irraggiungibili. Emulare quei corpi e quei visi bellissimi diviene l’obiettivo di molte donne, soprattutto adolescenti.

Siamo immersi in una ricerca di bellezza che produce insoddisfazione e odio per la propria immagine, che diviene teatro di mille ossessioni: si vorrebbe essere diversi da come si è, non ci si sente mai abbastanza magri o abbastanza perfetti, si vive con la convinzione che essere come si è non vada bene e che si debba correggere ciò che non corrisponde ai modelli indicati dalla società.

L’unica soluzione è affidarsi alle “sapienti” mani dei chirurghi estetici, in grado di esaudire ogni desiderio di bellezza. Ormai il ricorso al bisturi, la moderna bacchetta magica, è il modo prescelto dalle donne per realizzare il sogno di avere il corpo di una modella o della diva del momento. Ogni parte del corpo è modificabile e spesso si desidera intervenire chirurgicamente su di esso con la speranza di migliorare la propria vita, dato che nella società odierna la bellezza è spesso associata alla realizzazione sociale ed affettiva. Un ritocco tira l’altro. Si entra in un circolo vizioso nel quale non ci si vede mai abbastanza belli, mai abbastanza perfetti.

Gli interventi realizzabili sono moltissimi, pronti ad assecondare i più svariati desideri di “perfezione” per viso e corpo, mentre la tossina botulinica e le iniezioni di acido ialuronico diventano gli alleati di bellezza per sconfiggere i segni del tempo. Di recente è sbarcata in Italia, direttamente dagli Stati Uniti, l’ultima frontiera della chirurgia estetica, ovvero il trapianto di ciglia.

Ma ciò che fa più riflettere è l’evoluzione della paziente tipo: non sono più solo signore mature che si rivolgono al chirurgo per rimediare ai segni del tempo, ma sempre più spesso sono donne giovani e ancora piacenti che aspirano ad essere ancora più belle, e perfino  minorenni.

Molte ragazze iniziano a mettere i soldi da parte o a fare lavoretti per guadagnare e potersi permettere già a 18 anni qualche ritocco. Tra le giovanissime dilaga la moda di farsi regalare per il diciottesimo compleanno o per la maturità un seno nuovo, più voluminoso, nella convinzione che forme più prosperose garantiranno loro maggiori probabilità di successo nella vita, nella professione e nell’amore.

                      

Poiché gli interventi al seno in età molto giovane sono pericolosi, lo scorso maggio in Italia è stato approvato un disegno di legge che vieta tali interventi per le donne al di sotto dei diciotto anni. Nel nostro Paese, dunque, si è resa necessaria una legge per porre un freno al crescente fenomeno delle diciottenni che chiedono ed ottengono di sottoporsi a chirurgia estetica del seno.

E poi ci sono i casi limite di quelle donne che si sottopongono a decine di interventi di chirurgia estetica per cambiare radicalmente la propria immagine.

Un esempio è Valeria Lukyanova, la modella ucraina di ventuno anni che sembra abbia speso ben 800 mila dollari in chirurgia estetica per trasformarsi in una Barbie in carne, ossa e silicone. Capelli biondi e lunghissimi, incarnato perfetto, zigomi alti, occhi di colore blu intenso, labbra carnose, seno abbondante, vitino di vespa, fianchi stretti e gambe magrissime: tutto come la bambola più famosa del mondo, icona di bellezza per eccellenza.

                                       

“Se la perfezione non fosse una chimera, non avrebbe tanto successo” (Honoré de Balzac)

 

Non è certo da demonizzare il fatto che oggi la chirurgia estetica sia, dal punto di vista economico, quasi alla portata di tutti. Le perplessità sorgono quando si vogliono raggiungere standard di bellezza irraggiungibili e si diventa vittime di una sindrome di identificazione con la collettività, che ci porta a sacrificare la nostra individualità in nome dei modelli omologati imposti dalla società dell’immagine e dell’effimero. E il risultato è che le donne sono diventate tutte finte, siliconate, gonfiate artificialmente e assolutamente non naturali. Non c’è più nulla di autentico in queste bellezze omologate, quasi seriali: vere e proprie “bambole” che con la famosa Barbie hanno in comune non solo le forme, ma anche la riproducibilità e l’artificialità dei materiali.

 

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