Lo stereotipo della modella

Oggi è soprattutto il sistema di consumo della moda che costruisce, attraverso le modelle, gli stereotipi della bellezza femminile.

Le top-model sono le nuove dive che, come le grandi attrici della vecchia Hollywood, pur lontane dal pubblico, irraggiungibili, sono da tutti conosciute, ammirate e imitate.

Dal 2000 in poi la moda ha diffuso un modello di donna sempre più esile e sottile, probabilmente in relazione alla necessità di far risaltare il vestito rispetto alla modella: dopo le super top-model degli anni Ottanta, le modelle sono diventate sempre più magre e, tranne poche eccezioni, sempre più anonime: vere e proprie “grucce”, adatte ad indossare

qualsiasi vestito.

Altissime, sottilissime, elegantissime, le modelle incarnano l’ideale estetico della maggior  parte delle ragazze di oggi: è questo il modello che le riviste patinate femminili forniscono come simbolo della donna di successo, della donna che ha vinto nella vita.

Si tratta di un input culturale molto forte che poi si somma ai numerosi altri da cui siamo giornalmente bersagliati e che vanno tutti nella stessa direzione : quel che conta nella vita è essere perfette, bellissime, vincenti.

Oggi nelle riviste di moda vengono mostrate solo immagini stereotipate di corpi femminili magri e tonici, che rispecchiano i canoni di bellezza corrente. Le immagini vengono spesso modificate con il fotoritocco per renderle più belle e conformi all’ ideale di perfezione odierno.

Che gli stilisti siano responsabili dell’innegabile involuzione del modello di bellezza femminile è un dato inconfutabile: è indubbio che loro, i “maestri del gusto”, insieme alle nuove fogge, stoffe, colori, propongano, con troppa noncuranza e talvolta irresponsabilità, un’idea di donna in cui bellezza è sinonimo di magrezza estrema e perfezione aritmetica delle misure del corpo femminile.

Del resto già quaranta anni fa l’indimenticabile Brigitte Bardot rivolgeva alle donne un monito sferzante: “Donne, diffidate degli stilisti: detestano il corpo femminile e vogliono costringerlo a somigliare a quello dei giovani maschi da loro prediletti”.

 E da quella sopraffazione è nato un modello di pseudo bellezza che ha inferiorizzato la donna, gettandola in una guerra perpetua e perpetuamente perduta con il suo stesso corpo.

 

 

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