La donna rinascimentale (seconda metà XV sec.- XV sec.)

Se la morale medioevale aveva insistito sull’oblio del corpo femminile, considerato soprattutto come fonte di peccato, durante il Rinascimento si afferma un particolare interesse per la bellezza esteriore, che diviene oggetto di riflessioni, di teorie e trattati.

 E’ il Rinascimento a rivelare per primo la bellezza del corpo femminile, la cui avvenenza non viene più considerata una vanità che allontana l’uomo dalla salvezza eterna.

In questo periodo si verifica una vera e propria rivoluzione estetica, che interessa soprattutto le donne.

I canoni della bellezza femminile cambiano radicalmente: dallo stereotipo medioevale della donna acqua e sapone, dal fisico adolescenziale, sottile, con i fianchi stretti e il seno piccolo, si ritorna al modello di bellezza delle veneri greche, dalle forme  rotondeggianti,  fianchi larghi, ventre pronunciato, seno abbondante e incarnato pallido, così come è raffigurato nel dipinto di Tiziano “Venere allo specchio” (1555).

E’ sintomatico che al nuovo ideale cinquecentesco, che propone una donna ben in carne e formosa, corrisponda anche, nei ceti sociali più elevati, la diffusione di nuove abitudini alimentari, ricche di grassi e di zuccheri, come si deduce dai libri di cucina del tempo.

Numerosi sono in questo periodo i testi che delineano l’ideale della bellezza femminile, con una dettagliata analisi di ogni particolare del corpo della donna e con la descrizione dei lineamenti e delle fattezze più apprezzate.

Da quanto risulta da tali manuali, la donna ideale deve essere piena, con fianchi larghi, seno prosperoso e bianchissimo, collo e mani lunghe e sottili, piedi piccoli e vita flessuosa; il viso  deve essere candido e tondo, il naso diritto, la bocca piccola, la fronte altissima e la gola bianca e liscia; la pelle deve essere rigorosamente bianca, i capelli lunghi e  biondi, le labbra e le guance rosse, le sopracciglia scure e gli occhi preferibilmente neri.

Il corpo della donna, dunque, deve possedere tre attributi di colore bianco, tre rossi e tre neri: la bellezza sta nell’armonia delle parti.

Le fonti iconografiche del tempo confermano quanto detto: Tiziano e gli altri pittori rinascimentali rappresentano la bellezza “piena” della donna adulta, intensa e sensuale. Le loro figure femminili sono, secondo i canoni estetici del tempo, floride e calde, dagli occhi scuri e dall’incarnato pallido. Sono tutte donne statuarie e coscienti della loro magnificenza.

Botticelli, Nascita di Venere (1482-1485)

Giorgione, Venere dormiente, (1507-1510)

Raffaello, La Velata (1516)

 

Tiziano, Venere di Urbino (1538)

 

Il dipinto che meglio traduce l’ideale rinascimentale della bellezza femminile è “Venere e Marte” (1482) di Botticelli.: Venere, la dea dell’amore, si trova di fronte al sua amante Marte, dio della guerra, che si è addormentato presumibilmente dopo aver fatto l’amore con lei.

La donna che Botticelli ha dipinto non si basa su un modello, ma è la personificazione della bellezza come lui la percepisce.. Questa figura idealizzata rispecchia tutti i canoni estetici della bellezza femminile nel Rinascimento: la fronte alta, il mento ben definito, la pelle pallida, i capelli biondi, le sopracciglia alte e delicate, il naso forte, la bocca stretta e le labbra carnose. Il corpo presenta forme pronunciate: ampio seno, addome arrotondato e fianchi larghi.

Botticelli, Venere e Marte (1482 – 1483)

 

 

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