La madonna medioevale

Nel Medioevo il processo di cristianizzazione porta ad un radicale cambiamento nel modo in cui viene percepita la figura femminile.

Il corpo della donna, su cui grava il peccato di Eva, è considerato fonte di perdizione e l’avvenenza fisica è ritenuta appannaggio del Male. L’unica bellezza è quella adolescenziale in quanto a venticinque anni la donna, appesantita dalle gravidanze, viene considerata “deserto d’amore”.

L’austera morale medioevale impone nuovi canoni estetici: il corpo della donna deve essere esile e acerbo per dimostrarne la castità e la purezza, con i fianchi stretti, il seno appena abbozzato, ma il ventre prominente, indice di un futuro fecondo come madre.

L’incarnato riluce del candore di un giglio o della neve, proprio a sottolineare la natura virginale della donna.

Nell’iconografia medioevale prevale la rappresentazione mistica e ieratica della figura femminile: la donna viene svuotata di ogni connotazione sensuale e ritratta esclusivamente nella sua sacralità, tanto che ad essere rappresentate sono soprattutto Madonne e sante, sempre legate al ruolo salvifico che esse svolgono.

Simone Martini, Annunciazione, 1333 (particolare)

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