La musa romantica

L’Ottocento è l’opposto del Settecento: è l’epoca in cui le donne sono apprezzate per la loro dolcezza, gentilezza e discrezione, anche per ciò che riguarda l’aspetto esteriore. 

Se nel Barocco la parola d’ordine era magnificenza, nell’epoca romantica si ha un ritorno alla naturalezza.

Nella prima metà del secolo, tra gli artisti e alcune nobildonne, si afferma l’ideale di bellezza proposto dal romanzo gotico, che esalta le sofferenze interiori, gli slanci della passione e le lacrime. Trionfa la bellezza diafana, incarnata dalla musa romantica, pallida, sottile, con occhi grandi e febbricitanti, espressione sofferta e labbra rosse che contrastano con il biancore del volto.

 A tale ideale estetico  rimandano i dipinti di Hayez “Pensiero malinconico” (1842) e “La Meditazione”(1851) .

Pensiero malinconico (1842)

La Meditazione (1851)

Ma l’Ottocento è anche il secolo della definitiva affermazione della borghesia, che segna la nascita di nuovi modelli di vita e nuovi costumi; parallelamente si afferma un nuovo ideale di bellezza femminile, che coesiste con quello della musa romantica.

Il prototipo della ricca signora borghese ha forme morbide, spalle rotonde e piene, schiena pesante, mani piccole e paffute, volto tranquillo e sorridente: senza nulla di mascolino, è il ritratto della femminilità e della salute. La sua bellezza risiede soprattutto nelle marcate rotondità, simbolo di benessere sociale e di maternità riuscita.

La sensualità è rigorosamente controllata: gli abiti sono lunghi e strati di biancheria nascondono il corpo. Il busto è una corazza  che deve assicurare il vitino di vespa, anche a prezzo di dolori e svenimenti.

Il trucco del viso viene abolito perché associato a prostitute ed attrici; la pelle, che per essere giovane e sana deve essere rigorosamente bianca, viene protetta dagli effetti nefasti del sole con velette e ombrellini.

 La signora borghese, positiva, pratica ed efficiente, è il perno della famiglia; la sua bellezza è un dovere, un riconoscimento del successo economico del marito.

Le figure femminili ritratte dai pittori impressionisti ben incarnano l’ideale della ricca signora borghese. Ne sono esempi i dipinti di Renoir “ Lisa con l’ombrellino” (1864) e “La signora Monet con il figlio in giardino” (1874).

Renoir, Lisa con l’ombrellino (1864)

Renoir, La signora Monet con il figlio in giardino (!874)

 

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