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Il sindaco di Viterbo: “La Tuscia isola da scoprire, a Natale il ‘Christmas Village”

“Questo è un territorio dove c’è cultura, dove c’è storia, dove ci sono monumenti, dove c’è un quartiere medievale, poi ci sono il paesaggio, che ha ancora una sua integrità, e l’enogastronomia legata fortemente al nostro territorio, alla nostra identità. La Tuscia è un’isola ancora misteriosa, un territorio tutto da scoprire“. Lo dice all’AdnKronos il sindaco di Viterbo, Leonardo Michelini, sottolineando le caratteristiche del territorio di Viterbo e della provincia. “La Tuscia – aggiunge – si è mantenuta un po’ fuori da questi grandi flussi turistici, che hanno interessato la Toscana e l’Umbria”.

“La Tuscia è un territorio da scoprire perché è un territorio che ha una sua originalità, una sua unicità, non è stato alterato da attività industriali e di turismo di massa – aggiunge – E’ un territorio che si visita con piacere e anche con il senso della scoperta”. Le possibilità sono tante. Ad esempio, racconta il primo cittadino, “noi promuoviamo il tour dei giardini storici della Tuscia, i giardini rinascimentali del ‘500-‘600: Villa Lante, Bomarzo, Palazzo Ruspoli e Giardino Orsini. Questi quattro giardini sono rimasti integri nel disegno, non hanno subito alterazioni nel corso dei secoli. Non sono giardini ristrutturati, hanno una loro unicità”.

Il Comune di Viterbo con il contributo della Regione Lazio, spiega, “ha fatto anche una guida dei giardini storici: una parte in italiano e una parte in inglese anche per i visitatori che arrivano da fuori”.

Inoltre, aggiunge Michelini, “stiamo promuovendo anche il territorio della Tuscia in maniera allargata con partenza dagli Etruschi, per quello che riguarda la civiltà, la cultura e il costume. Gli Etruschi erano una civiltà molto aperta al dialogo, all’inclusione di culture diverse dalla propria. Abbiamo un nostro progetto che si chiama Experience Etruria, che è un progetto che abbiamo presentato all’Expo l’anno scorso e fatto insieme a Comuni importanti come Orvieto e Chiusi”. “Da questo punto di vista abbiamo avuto un grosso risultato a livello di aumento turistico per la nostra città – annuncia il sindaco di Viterbo – nel 2016 abbiamo un incremento di oltre il 20% rispetto al 2015: lo scorso anno abbiamo avuto 185mila presenze in albergo”.

Quanto a Viterbo, città medievale, il primo cittadino annuncia che nel periodo di Natale “ci saranno manifestazioni all’interno del centro storico: un Christmas Village, con bancarelle artigianali, il grande presepe nel palazzo Papale di circa 700 metri quadri, una fabbrica del cioccolato e dei giocattoli artigianali e il grande lago ghiacciato nella piazza del Duomo”.

“All’interno del Chiostro del Vignola, in una bellissima basilica intitolata alla Madonna della Quercia – aggiunge – abbiamo una mostra dell’artigianato natalizio, poi è prevista la riapertura del museo degli Ex voto, 226 tavole di pregio artistico. Inoltre l’associazione dei commercianti organizza ogni anno eventi natalizi. Insomma, sono molte le motivazioni per venire a Viterbo: arte, cultura, paesaggio che riempie l’occhio e ci distende e poi mangiare bene che è il completamento della visita”.

La fabbrica dei giocattoli solo a VITERBO per il Caffeina Christmas Village 2 dicembre 8 gennaio!

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Esiste un luogo dove tutti i sogni diventano realtà, un villaggio fiabesco popolato di elfi, fate, gnomi e creature fantastiche, il luogo dove Babbo Natale ha deciso di vivere insieme ai suoi aiutanti, per poter svolgere al meglio la sua importantissima missione: portare la gioia e la bontà nel cuore di tutti i bambini!

È il Caffeina Christmas Village! Nelle splendide piazze e strade medievali del centro storico di Viterbo – da piazza del Duomo a Piazza della Morte, da Piazza San Carluccio a Piazza San Pellegrino – il mondo fatato del Natale diventa una spettacolare realtà dove grandi e piccini possono immergersi in una indimenticabile atmosfera da sogno.

Caffeina Christmas Village è un luogo di incontro straordinario con spettacolari allestimenti in un’ambientazione da favola, dove niente è lasciato al caso, un villaggio nel quale, oltre a visitare le attrazioni descritte, sarà possibile passeggiare tra accoglienti casette di legno con prodotti enogastronomici di alta qualità, oggetti artigianali e tantissime idee regalo!

La fabbrica dei giocattoli

Hai mai visto come si costruisce un giocattolo?

Gli elfi artigiani, provenienti da tutta Italia, lavorano incessantemente per riuscire a realizzare i desideri di tutti i bambini del mondo. Potrai vederli al lavoro nella Fabbrica dei Giocattoli: saranno felici di accoglierti e mostrarti i trucchi del mestiere! Sarà emozionante vedere come nasce una bambola o un cavallino di legno. Se avrai voglia di aiutarli potrai partecipare alla realizzazione del tuo giocattolo preferito e ricevere così il Diploma di Aiutante di Babbo Natale!

LA CASA DI BABBO NATALE A VITERBO DAL 2 DICEMBRE ALL’8 GENNAIO

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Esiste un luogo dove tutti i sogni diventano realtà, un villaggio fiabesco popolato di elfi, fate, gnomi e creature fantastiche, il luogo dove Babbo Natale ha deciso di vivere insieme ai suoi aiutanti, per poter svolgere al meglio la sua importantissima missione: portare la gioia e la bontà nel cuore di tutti i bambini!

È il Caffeina Christmas Village! Nelle splendide piazze e strade medievali del centro storico di Viterbo – da piazza del Duomo a Piazza della Morte, da Piazza San Carluccio a Piazza San Pellegrino – il mondo fatato del Natale diventa una spettacolare realtà dove grandi e piccini possono immergersi in una indimenticabile atmosfera da sogno.

Caffeina Christmas Village è un luogo di incontro straordinario con spettacolari allestimenti in un’ambientazione da favola, dove niente è lasciato al caso, un villaggio nel quale, oltre a visitare le attrazioni descritte, sarà possibile passeggiare tra accoglienti casette di legno con prodotti enogastronomici di alta qualità, oggetti artigianali e tantissime idee regalo!

La casa di Babbo Natale

Babbo Natale apre le porte della sua casa per incontrare tutti i bambini che vorranno conoscerlo.

Sarà bello curiosare nella sua cucina che profuma di deliziosi biscotti, farsi ospitare nel suo studio, parlare con lui e ascoltare le mille storie vissute nel corso degli anni durante i suoi viaggi intorno al mondo. Potrai anche vedere e accarezzare le magiche renne che riposano nella stalla in attesa di intraprendere il lungo viaggio con la slitta volante per portare i doni a tutti i bambini.

Caffeina Christmas Village: la magia del Natale nel centro storico di Viterbo

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Se siete alla ricerca di un luogo incantato dove riscoprire la magia del Natale allora quest’anno vi consiglio di fare un salto nella mia città natale, Viterbo!

Dal 2 Dicembre all’8 Gennaio le vie di uno dei centri storici più belli d’Italia diventeranno un luogo d’incontro straordinario per grandi e piccini, ospitando moltissime ambientazioni da favola legate alla magia del Natale.

Troverete la Casa di Babbo Natale dove i bambini potranno conoscerlo da vicino, le Poste dei Bambini dove poter consegnare la lista dei desideri che verrà prontamente spedita, la Banca dello Zecchiere dove poter coniare una vera moneta del villaggio, il Teatro Incantato dove sentire le mille storie del bosco, la Fabbrica dei Giocattoli e la Fabbrica del Cioccolato, la Casa degli Elfi dove solo i bambini potranno entrare ed il Rifugio degli Gnomi dove ci si potrà ristorare in un ambiente caldo ed accogliente.

Ci sarò il Bosco che non c’è dove ascoltare le storie del tempo antico e la Biblioteca delle Favole dove sarà possibile trovare tutte le novità editoriali e i classici della letteratura per bambini e ragazzi.

Senza ovviamente dimenticare il Presepe al coperto più grande del mondo nei sotterranei del meraviglioso Palazzo dei Papi o il Museo dei Presepi dove poter ammirare le ricostruzioni in miniatura degli scorci medievali di Viterbo.

Troverete pittoresche e accoglienti casette di legno sparse in tutto il villaggio dove potrete assaporare e trovare fantastici prodotti enogastronomici della mia terra, centinaia di oggetti artigianali e tantissime idee regalo

Tutto questo sarà “Caffeina Christmas Village”, l’evento Natalizio più atteso di sempre!

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Il Teatro Incantato

Ma quanto è bello andare a teatro con mamma e papà?

Il Teatro incantato è il posto ideale dove condividere un’esperienza stimolante per tutta la famiglia, un’occasione speciale per stare insieme. Maghi, prestigiatori, giullari, streghe, fate e personaggi fantastici sono lieti di divertirsi, emozionarsi e crescere insieme a te. Tante storie fantastiche prenderanno vita davanti ai tuoi occhi!

In collaborazione con gli allievi del teatro Brancaccio.

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La casa di Babbo Natale

Babbo Natale apre le porte della sua casa per incontrare tutti i bambini che vorranno conoscerlo.

Sarà bello curiosare nella sua cucina che profuma di deliziosi biscotti, farsi ospitare nel suo studio, parlare con lui e ascoltare le mille storie vissute nel corso degli anni durante i suoi viaggi intorno al mondo. Potrai anche vedere e accarezzare le magiche renne che riposano nella stalla in attesa di intraprendere il lungo viaggio con la slitta volante per portare i doni a tutti i bambini.

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La Posta dei Bambini

Il Caffeina Christmas Village è brulicante di elfi che lavorano sodo per fare in modo che anche quest’anno ogni bambino sia felice. Potrai visitare le Poste dove si raccolgono e si smistano tutte le letterine spedite a Babbo Natale. Anche tu troverai carta e penna per poter scrivere la tua ed esprimere così i tuoi desideri: un elfo si occuperà di farla arrivare direttamente a Babbo Natale.

Viterbo, Elfi e renne per il villaggio di Natale nel quartiere medievale

Viterbo, il villaggio di Babbo Natale nel quartiere medievale di San Pellegrino

Elfi, fate, gnomi, troll, altre creature fantastiche. E poi, per non farsi mancare nulla, il presepe più grande del mondo, degno di concorrere al Guinness dei primati capace com’è di occupare uno spazio di circa 600 metri quadrati, da allestire nei sotterranei del palazzo dei Papi, con i personaggi topici, animali compresi, a grandezza naturale .

No, non è la descrizione di un cartone animato in 3D, ma la sostanza del “Christmas Village” che – come anticipato dal Messaggero la scorsa settimana – punteggerà il Natale 2016 nei principali ambiti del cuore antico del capoluogo: piazza del Gesù, piazza della Morte, piazza San Carluccio, piazza San Pellegrino, palazzo Papale.

Il villaggio natalizio sarà realizzato dalla Fondazione Caffeina, in collaborazione con l’imprenditoria privata, non senza la benedizione (è il caso di dirlo) della Curia diocesana e il sostegno degli operatori commerciali. Dal 2 dicembre al 6 gennaio 2017, piazza del Gesù, piazza della Morte, piazza San Carluccio, piazza San Pellegrino, palazzo Papale diventeranno altrettanti “luoghi dove tutti i sogni diventano realtà, un villaggio fiabesco dove Babbo Natale ha deciso di vivere insieme ai suoi aiutanti, per poter svolgere al meglio la sua importantissima missione: portare la gioia e la bontà nel cuore di tutti i bambini”.

Il tutto grazie ad ambientazioni spettacolari, sia sul fronte dei contenitori (due su tutti: il citato palazzo dei Papi e il palazzo degli Alessandri) che dei contenuti.  E allora ci sarà, ovviamente, la casa di Babbo Natale dove si potrà curiosare nella cucina, farsi ospitare nella sua bottega/studio, ascoltare storie ed accarezzare le magiche renne che riposano nella stalla. E poi la casa degli Elfi, che avranno il compito di lanciare indovinelli: chi scoprirà la  parola magica potrà partecipare a un loro raduno. La fabbrica dei giocattoli e quella del cioccolato. Il teatro incantato, popolato da maghi, prestigiatori, giullari, streghe, fate e tanti personaggi fantastici. La biblioteca delle favole, piena zeppa di libri di favole e di racconti per i bambini e ragazzi. L’ufficio postale dove gli elfi smistano tutte le letterine spedite a Babbo Natale. La banca dello Zecchiere.

Tra le tante attrazioni una su tutte farà la gioia dei bambini di tutte le età: il lago ghiacciato, “realizzato dalla Regina delle nevi per difendere il villaggio dalla malvagità i un Troll”, dove regalarsi mille piroette sui pattini.

Annabel Norris vittima di bullismo diventa anoressica

Tratto da mondobenessereblog.com

 

 

 

Annabel Norris è una giovane ragazza presa in giro a lungo per via dei suoi capelli rossi; proprio a causa di queste cattiverie gratuite è entrata nel pericoloso tunnel dell’anoressia arrivando a pesare 31 chili.

I problemi per Annabel iniziarono a 13 anni quando a scuola cominciarono a chiamarla “ginger bitch; questa gang di ragazzi però andò oltre. Non contenti cominciarono anche ad inviarle mail con contenuti piuttosto pesanti come frasi del tipo “grassa vacca rossa”.

La giovane divenne talmente ossessionata dai capelli che iniziò a tingerli ogni settimana di un colore sempre diverso; inoltre smise praticamente di mangiare. Il suo pasto quotidiano erano due vasetti di marmellata senza zucchero.

Racconta:

“Mamma lesse le mail e mi portò dal medico che mi diagnosticò l’anoressia. E sono stata ricoverata in ospedale. Dopo quattro mesi di terapia intensiva tornai a pesare 55 chili. Mi fu permesso di tornare a casa ma, appena tornai a scuola, le forme di bullismo verso di me ricominciarono peggio di prima e così tornai alle mie vecchie abitudini di alimentazione.”

In otto mesi tornò a dimagrire moltissimo; trascorse tre mesi in ospedale alimentata solo da flebo. Ora sta bene ed è diventata una parrucchiera ed è contenta dei suoi capelli rossi.

La bellezza femminile nel Rinascimento

Durante tutto il Rinascimento scrittori, poeti, pittori e scultori rappresentano la figura femminile come una creazione divina, apprezzandone sempre le linee morbide e la trasparenza del volto, sempre molto importante in quanto espressione di nobiltà e purezza d’animo. É sintomatico che al nuovo ideale cinquecentesco, che propone una donna ben in carne e formosa, corrisponda anche, nei ceti sociali più elevati, la diffusione di nuove abitudini alimentari, ricche di grassi e di zuccheri, come si deduce dai libri di cucina del tempo.

Numerosi sono in questo periodo i testi che delineano l’ideale della bellezza femminile, con una dettagliata analisi di ogni particolare del corpo della donna e con la descrizione dei lineamenti e delle fattezze più apprezzate.

Tra gli scritti in circolazione, molto in voga è il trattato francese del 1582 Trois livres de l’embellissement et ornement du corps humain, dove l’autore, il medico parigino Jean Liébault, mostra l’immaginario di bellezza femminile del Cinquecento. Le informazioni che si desumono dal testo convergono verso uno stereotipo che resterà pressoché immutato per tutto il Rinascimento.

Ma la più dettagliata esemplificazione dei canoni della bellezza femminile del Cinquecento è contenuta nei versi iniziali di un’egloga pastorale pubblicata con tutta probabilità nel primo quarto del secolo:

[…] Undeci son le parte, ma le estendo

ciascuna in tre; così trentatré apponto

seranno in tutto; & hor le vengo aprendo.

Tre cose lunghe e tre cose curte sì fanno

La donna bella, & tre larghe e tre strette,

tre grosse e tre suttile appresso stanno.

Tre rotonde e tre picole si mette,

tre bianche con tre rosse se gli agiunge,

tre negre in fin le parti fan perfette […][1]

L’egloga prosegue entrando nel dettaglio di ciascuna delle citate “trentatré” caratteristiche, che gli studiosi hanno interpretato nel seguente modo:

le tre lunghe: i capelli, le mani, le gambe;

le tre corte: i denti, le orecchie, le mammelle;

le tre larghe: la fronte, il petto, i fianchi;

le tre strette: la vita, le cosce, “la terza sia quella dove ogni dolce pose la natura”;

le tre grosse (“però con sue misure”): le trecce, le braccia, le cosce ( “morbide e non

dure;)

le tre sottili: i capelli, le dita, le labbra;

le tre tonde: il collo, le braccia, “de dreto poi tra la schiena e le cosse quelle due

grosse pome con che siede”;

le tre piccole: la bocca, il mento e i piedi;

le tre bianche: i denti, la pelle e le mani;

le tre rosse: le guance (“che sia cosa chiara”), le labbra, “e poi le due cerese che ponta de le tette se ripara”;

le tre nere: le ciglia, gli occhi, “la terza tu dovresti da te intender… sai quel canal tra l’una e l’altra sponda […] a pié del colle, in su la riva, extende un picol praticello alcune erbette che la vista del fonte non offende”.[2]

Il quadro delineato si chiude con un riferimento alle “membra celate”:

“Se le parti di fuor son così belle/ L’altre che den pare che chiude e copre?”[3]

La donna ideale, dunque, deve essere piena, con fianchi larghi, seno prosperoso e bianchissimo, collo e mani lunghe e sottili, piedi piccoli e vita flessuosa; il viso  deve essere candido e tondo, il naso diritto, la bocca piccola, la fronte altissima e la gola bianca e liscia; la pelle deve essere rigorosamente bianca, i capelli lunghi e  biondi, le labbra e le guance rosse, le sopracciglia scure e gli occhi preferibilmente neri. Il corpo della donna, dunque, deve possedere tre attributi di colore bianco, tre rossi e tre neri: la bellezza sta nell’armonia delle parti.[4]


[1] Egloga pastoral de Philibbo e Dinarco pastori, de le bellezze che debe aver le donne, in El costume de le donne, a cura di S. Morpurgo, Firenze, 1889, pp.215-217.

[2] Ibidem

[3] Ibidem

[4] Cfr. R. Renier, Il tipo estetico della donna nel Medioevo, Ancona, 1881, pp. 103-10.

Standard di bellezza in controtendenza

 Sebbene abbia rivolto la mia attenzione sui canoni di bellezza femminile vigenti nel mondo occidentale, credo che valga la pena soffermarsi brevemente sugli ideali di bellezza di alcuni gruppi etnici isolati e non raggiunti dalla globalizzazione.

Un esempio che contrasta con le tendenze della moda occidentale è rappresentato dalla tradizione storico-antropologica di alcuni Paesi andini, dove è considerata bella una donna forte, capace di sopravvivere e riprodursi, dunque una donna robusta e ben in carne. Considerando la natura nomade di alcuni popoli delle Ande, questi requisiti sono necessari per affrontare gli spostamenti, le avversità ambientali e climatiche e l’allevamento dei figli.

Presso questi popoli alle donne troppo magre non è consentito indossare gli abiti, riservati esclusivamente alle donne robuste, quindi fertili e forti, di cui esaltano la femminilità.

Siamo di fronte ad un ideale estetico che esalta l’abbondanza ed emargina la magrezza: un ideale evidentemente molto diverso dal nostro.

Stesso standard estetico si ritrova in Mauritania, dove le donne obese sono considerate molto sexy. Da un recente sondaggio condotto da un funzionario del Governo è risultato che il 20% delle donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni cerca di ingrassare per piacere agli uomini.

Ci sono poi dei gruppi tribali dove le donne, per diventare “belle”, sono costrette a sottoporsi a terribili torture che deturpano il loro aspetto e causano loro danni fisici irreversibili.

In Birmania alle donne della tribù Padaung vengono applicati, sin da giovani, degli anelli di metallo che hanno lo scopo di distanziare le vertebre del collo.

Si tratta di una pratica barbara che con il tempo deforma il collo al punto che, se si togliessero gli anelli, non sarebbe più in grado di sostenere il capo. Le cosiddette “donne giraffa” sono condannate ad un supplizio quotidiano a causa degli anelli, che si surriscaldano al sole, provocano irritazioni ed infezioni e naturalmente rendono molto difficili i movimenti.

Tra i Mursi, un gruppo etnico dell’Etiopia, è diffusa la terribile pratica di applicare alle donne un “piattello” alle labbra e alle orecchie. Alle bambine vengono inseriti dei bastoncini di legno nel labbro inferiore; con il tempo il foro viene allargato con piattelli sempre più grossi. Secondo alcuni studiosi, questa usanza barbara serviva in origine a scoraggiare il rapimento delle donne da parte degli schiavisti.

Sempre in Etiopia, le donne Kara, un’etnia che sta scomparendo, trafiggono il labbro inferiore con un bastoncino o un chiodo, scarnificano la pelle provocando “cicatrici estetiche” e, in occasioni particolari, dipingono il corpo con acqua e gesso.

In Namibia incontriamo un altro singolare ideale estetico, quello delle “donne scultura”: le donne Himba spalmano sulla pelle ed intorno ai capelli intrecciati un impasto ottenuto mescolando polvere d’ocra, burro di capra ed erbe. In tal modo i loro corpi sembrano  delle sculture di terracotta, che gli uomini trovano molto belle e sexy.

Presso molte popolazioni dell’Africa occidentale, della Nuova Guinea e tra gli aborigeni australiani si pratica la scarnificazione della pelle: negli strati superficiali della pelle vengono praticate delle piccole incisioni; i tagli vengono poi irritati molte volte con polveri e prodotti coloranti. Il risultato sono grosse cicatrici che identificano l’etnia e che costituiscono una grande attrazione sessuale.

Secondo alcuni studiosi di antropologia, queste pratiche sarebbero degli espedienti adottati dagli uomini per rendere le loro donne meno attraenti e proteggerle così da stupri e rapimenti. Con il  tempo queste usanze si sono consolidate e oggi gli uomini trovano più attraenti le donne che deturpano il loro corpo in modo tanto orribile.